Birmingham, setter irlandese avvelenato durante una famosa mostra canina
All'ultima edizione del concorso "Crufts", Jagger era arrivato secondo
Giallo da spy-story a Birmingham sullo sfondo del "Crufts", una delle più famose mostre canine mondiali. Un setter irlandese, Thendara Satisfaction meglio conosciuto come Jagger, è morto avvelenato all'indomani della gara dove era salito sul podio, arrivando secondo nella sua categoria.
I proprietari hanno sostenuto che Jagger era stato avvelenato durante la sua permanenza alla manifestazione. A riprova di ciò hanno postato su Facebook l'esito dell'autopsia da cui è risultato che il cane aveva mangiato cubetti di carne bovina contenente 2-3 diversi tipi di veleno. E hanno attivato la polizia, chiedendo indagini approfondite anche attraverso le tante telecamere piazziate per seguire e monitorare lo show.
L'incredibile Hulk, il pit bull più grande del mondo: pesa 80 chili
NEW YORK - Hulk è un pit bull terrier da guinness.
Il cucciolone anche se ha solo 18 mesi infatti pesa 80 chilogrammi.
Vive nel New Hampshire, in Usa, con Marlon e Lisa che hanno un canile specializzato nell'addestramento di pit bull per la guardia e la protezione dei proprietari.
"La Regione intervenga per gli aristogatti di Santa Severa"
Enpa consegna al presidente Zingaretti 9.500 firme per la tutela della storica colonia felina
Roma, marzo 2015 – La presidente nazionale dell'Enpa, Carla Rocchi, e la presidente della Sezione Enpa di Santa Marinella (Roma), Cristina Civinini, hanno consegnato alla segreteria del presidente Zingaretti più di 9.500 firme a sostegno della colonia felina di Santa Severa (gli “Aristogatti” del Castello di Santa Severa), messa in pericolo dalla privatizzazione dell'area su cui insiste il Castello, dove dovrebbe essere realizzato un ristorante.
«La colonia è una presenza storica del nostro territorio – spiega Cristina Civinini - un punto di riferimento per il tessuto sociale della zona, un luogo d'incontro per animalisti ed appassionati, soprattutto per i bambini. Anche questo spiega la straordinaria mobilitazione di questi mesi a sostegno dei circa 40 gatti di Santa Severa». Ciò che l'Enpa e i cittadini chiedono alla Regione Lazio è di individuare quanto prima una zona nelle immediate pertinenze del Castello dove sistemare i mici, affinché i volontari possano curarli e accudirli come hanno sempre fatto. Nel pieno rispetto delle persone e dei luoghi.
«L'incontro che abbiamo avuto in Regione – prosegue Civinini – ci induce ad essere ottimisti per una soluzione positiva della vicenda, perché ci sono state date rassicurazioni circa la disponibilità a procedere nel senso da noi indicato. Pertanto, nei prossimi giorni presenterò richiesta formale affinché ci venga dato in concessione uno spazio per i gatti, con l'auspicio che essa venga presa in considerazione il prima possibile: non abbiamo molto tempo. Naturalmente siamo disposti a fare la nostra parte, valorizzando ulteriormente il forte legame che i hanno mici con il territorio; sono convinta che questo potrebbe diventare un elemento di richiamo ancora più forte, specie per il turisti».
«Ringrazio la Regione – conclude Rocchi – e il presidente Zingaretti, che so essere persona sensibile e attenta nei confronti degli animali. Sono convinta che da Santa Severa possa partire un modello di collaborazione virtuosa tra associazioni e istituzioni con grande vantaggio non solo per gli animali, ma per territorio e quanti vi risiedono».
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Cani segregati e in pessime condizioni: blitz della Forestale a Osimo
Liberate 23 creature e denunciata una donna. I quattrozampe portati immediatamente dai veterinari
Ancona, 5 marzo 2015 -Un gruppo di 23 cani tenuti segregati in una casa di campagna a Padiglione di Osimo (17 all'aperto e sei nell'abitazione) è stato liberato da agenti del Corpo forestale dello Stato, che hanno perquisito il casolare su mandato della procura della Repubblica di Ancona. Una donna è stata denunciata per le pessime condizioni igienico-sanitarie in cui teneva gli animali. Non è lei però la proprietaria dei cani, e le indagini sono ancora in corso. Gli animali sono stati visitati dei veterinari dell'Asur e affidati temporaneamente a canili di Osimo, Jesi e Ancona. All'operazione hanno collaborato le guardie zoofile di Legambiente e Oipa.
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Pesaro Urbino: "Il Centro recupero animali selvatici è un bene da tutelare"
La Provincia prolungherà l'attività fino al 12 marzo ma poi non potrà più far fronte alle spese e chiede un intervento rapido della Regione Marche
Pesaro, 2 marzo 2015 -La Provincia di Pesaro e Urbino prolungherà fino al 12 marzo l’attività del Cras, il Centro recupero animali selvatici, che secondo la legge “Del Rio” non rientra più tra le competenze dell’ente. “Non vogliamo interrompere il servizio – commenta il presidente Daniele Tagliolini - Tutti ribadiscono l’importanza del Cras ma poi, nel concreto, nessuno mette risorse per la sua sopravvivenza. Dopo il 12 marzo, purtroppo, saremo costretti a sospendere l’attività”.
Come ricorda Tagliolini, la Provincia spende circa 10mila euro al mese tra personale, prestazioni veterinarie, mangimi, attrezzature, automezzi, spese di gestione della struttura, che da anni è un punto di riferimento per il soccorso, la cura, la riabilitazione e la reintroduzione degli animali selvatici nel loro ambiente naturale, come previsto dalla normativa nazionale e regionale. “Il Cras è un bene comune da tutelare. Chiediamo alla Regione Marche – aggiunge Tagliolini - che entro il 6 marzo ci faccia avere le risorse per prolungare il contratto di servizio del Cras per tutta l’annualità, o almeno fino a quando non si sarà concluso il processo di riforma delle Province, che non vede più la fauna selvatica tra le competenze del nostro ente”.
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Empoli, 26 febbraio 2015 - Animali, soprattutto cani e gatti, avvelenati con esche-trappola. L’Empolese, pur non raggiungendo i picchi di altri territori dell’ex provincia, non è ahimè immune dal “fenomeno”. Stando ai dati della polizia della Città Metropolitana, nell’ultimo anno si sono registrati otto casi.
Tre certi, altri cinque in fase d’accertamento.Partiamo dai certi: uno a Empoli città, presso l’Arno. Il secondo sulle alture di Montaione. Il terzo nel piano dell’Elsa vicino a Castelfiorentino. Due casi sui quali la polizia sta svolgendo ulteriori accertamenti sono sempre vicino Castelfiorentino, e sempre a ridosso dell’Elsa. Tre infine le circostanze ancora sotto inchiesta nel territorio di Certaldo: due nella zona collinare (Canonica, e sui colli che salgono verso Barberino), uno nel piano dell’Elsa al confine con Barberino e San Gimignano.
Queste ultime due zone sono “recidive”, nel senso che da anni e anni si registranoavvelenamenti di cani e gatti, tanto che un decennio fa nacque, nella località di San Lorenzo a Vigliano, paesino tra Barberino e Certaldo, un apposito comitato che si era preposto l’obiettivo di “combattere” il fenomeno e passare più informazioni possibile alla polizia.
"In virtù del lavoro della polizia metropolitana, coordinata dal comandante Roberto Galeotti, disponiamo di un quadro capillare della situazione e anche di una cartografia del fenomeno - commenta Angelo Bassi, consigliere delegato alla Polizia metropolitana – bisogna ringraziare tutti gli agenti per questo lavoro prezioso che ha consentito controllo e individuazione di responsabilità, che sono sempre personali e mai riferibili a categorie generali". Dalla polizia della Città Metropolitana non si fanno filtrare le cause ipotetiche del ‘fenomeno’ – si mette avanti l’evidenza dei dati oggettivi – ma si fa invece trapelare che le esche potrebbero costituire un pericolo non solo per gli animali, ovviamente, bensì anche per l’igiene pubblica e in definitiva per le persone. I reperti sono portati all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale (Izs) di Toscana e Lazio.
I responsi tossicologici positivi finora riscontrati riguardano queste categorie di sostanze: anticoagulanti, metaldeide, fosfuro di zinco, organoclorurati, carbammati. Talora sono veleni per insetti, topi. Mescolati a qualcosa da mangiare che invece attira i poveri animali che non riescono ad evitare la trappola mortale. La polizia metropolitana, un ufficiale e due agenti, si è avvalsa anche della collaborazione delle guardie ambientali volontarie e delle guardie zoofile dell’Enpa.
ANSA: Un canile di Finale Emilia (Modena) è stato sequestrato dal Nucleo investigativo per i reati a danno degli animali del Corpo Forestale dello Stato. Si tratta di un sequestro preventivo eseguito su ordine della Procura di Modena dopo una denuncia presentata dalla Lav a settembre "per gravi ipotesi delittuose, tra cui il reato di maltrattamento di animali". La struttura, gestita da un associazione e convenzionata con il Comune, deteneva in maniera inidonea decine di cani e gatti: spazi bui e angusti, condizioni igienico-sanitarie precarie, presupposti per una facile trasmissibilità di malattie infettive soprattutto per quel che riguarda i felini. Ed infatti, molti degli esemplari, soprattutto gatti, presentano evidenti segni di patologie trascurate. Si calcolano, tra i malcapitati ospiti a quattro zampe, oltre 70 cani, più di 80 gatti e un asino.
E' stato singolare per i Forestali constatare come gran parte degli animali non fossero tenuti in box adeguati ma occupassero, in condizioni di totale promiscuità, bagni e altri locali interni della struttura adibiti alle maestranze. Per la titolare del rifugio è scattata la denuncia per presunti reati di maltrattamento e detenzione degli animali in maniera incompatibile con la loro natura, ma sono in corso indagini per valutare eventuali altre responsabilità.
"Esprimiamo la nostra soddisfazione per l'operato della magistratura e per l'attività condotta questa mattina dal Cfs - commenta la Lav - che ringraziamo per l'importantissima azione di contrasto dei crimini a danno degli animali, che siamo certi si rivelerà decisiva anche in questo caso". Secondo le testimonianze raccolte dagli animalisti, e contenute nella denuncia, molti animali erano gravemente ammalati e non curati. In caso di morte, la carcasse restavano all'interno della struttura, dove gli animali vivevano nella sporcizia e tra gli escrementi.